Didattica Evoluzione della specie: da conducente a comandante Governare un’imbarcazione è alla portata di molti. Ma essere buoni comandanti è tutta un’altra faccenda: competenza, esperienza, sensibilità, tatto, equilibrio, intelligenza non sono in vendita. Oltre duemila anni fa, nelle sue Sententiae, il drammaturgo romano Publilio Siro affermava: “Comandando male si perde l’autorità a comandare”. Frase semplice, nella quale si chiarisce in modo inequivocabile il principio sul quale dovrebbe basarsi qualsiasi tipo di gerarchia. La letteratura marinaresca è ricca di esempi che ne seguono puntualmente il solco. Primo fra tutti, quello del capitano inglese William Bligh che, proprio per la sua incapacità di comandare, perse la sua autorità a bordo del Bounty, scatenando il più celebre ammutinamento della storia. E pensare che si trattava di un eccellente marinaio, come dimostrò portando in salvo sé stesso e i suoi pochi fedeli sulla modestissima scialuppa che gli fu concessa dal capo ribelle Fletcher Christian. L’opposto di Cristoforo Colombo che, invece, proprio grazie al suo eccezionale carisma e alla sua profonda autorevolezza, riuscì a evitare la rivolta dei suoi marinai nell’estenuante viaggio verso il Nuovo Mondo. Due esempi opposti ed estremi che, studiati approfonditamente, mettono in luce quei fenomeni microsociali e percettivi che si generano tra l’individuo-comandante e il suo equipaggio. Mai come al volante di un’automobile Nella nautica, il termine “comandante” viene utilizzato soprattutto nell’ambito degli equipaggi professionali imbarcati sulle unità di una certa consistenza, mentre nel più ampio mondo delle imbarcazioni condotte dagli stessi armatori – e ancor più specificamente nel mondo della vela – si preferisce usare il termine, di origine olandese, skipper. Preferenze gergali a parte, lo scarso ricorso al nostro lemma favorisce l’equivoco in base al quale il ruolo corrispondente viene normalmente confuso con... Vuoi continuare a leggere? [button title="Scarica Nautica Digital" url="https://www.nautica.it/nautica-superyachts-formato-digiltale/" type="secondary"] di Corradino Corbò il 29 Nov 2023 Continua a leggere
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Didattica Trimarani, vantaggi e svantaggi I multiscafi sono una tipologia di imbarcazioni idrodinamicamente molto efficiente. Ma, mentre i catamarani negli ultimi anni stanno avendo una rapida diffusione, di trimarani se ne vedono ancora pochi, anzi pochissimi. Eppure, se due è meglio di uno, perché tre non può essere meglio di due? [caption id="attachment_149225" align="aligncenter" width="600"] Il gigantesco trimarano Domus.[/caption] Prima di parlare del trimarano, parliamo del suo fratello minore: il catamarano. Una configurazione che, dopo aver rappresentato per decenni una piccola nicchia di mercato, perlomeno nel nostro Paese, in questi ultimi anni sta avendo un successo commerciale notevole che promette di proseguire nei prossimi anni. Successo dovuto ai due scafi che permettono tanto spazio in coperta e a un’efficienza idrodinamica notevole. Ciò vuol dire velocità interessanti con potenze e consumi molto contenuti che consentono di superare i limiti di un classico monocarena dislocante. Senza, peraltro, dover ricorrere alle carene plananti che, notoriamente, funzionano male quando non planano. [button title="Scarica Nautica Digital" url="https://www.nautica.it/nautica-superyachts-formato-digiltale/" type="secondary"] di Andrea Mancini il 29 Mar 2023 Continua a leggere