Alla scoperta del patrimonio materiale e immateriale della marineria del Medio e Alto Adriatico, nell’unico museo in Italia a disporre di una suggestiva Sezione Galleggiante, con dieci barche tradizionali costruite tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento perfettamente restaurate e complete di vele al terzo in assetto di navigazione.

Situata nel cuore della Riviera Romagnola tra Rimini e Ravenna, la piccola cittadina di Cesenatico – conosciuta stazione balneare e frequentata meta turistica –, ospita un museo molto particolare, il Museo della Marineria, custode non solo della memoria materiale della marineria tradizionale ma anche di un insieme di conoscenze perdute che è stato possibile ritrovare grazie al contributo di ricordi e saperi dei pescatori, un patrimonio intangibile che ha reso il museo un’“opera viva” di costruzione corale.

Il Museo della Marineria di Cesenatico inoltre fa parte dell’Associazione Musei del Mare del Mediterraneo (AMMM), che riunisce i musei principali e più attivi nel campo della conservazione e valorizzazione del patrimonio marittimo.

Scultura bronzo
Scultura in bronzo di una mamma con i suoi due figli che coglie l’attimo in cui viene scorta la barca di famiglia. Le donne dei pescatori erano solite aspettarli dai moli e dalle spiagge scrutando l’orizzonte.

Il Museo

È diviso in due sezioni: la Sezione a Terra – un suggestivo percorso alla scoperta della marineria tradizionale dell’Alto e Medio Adriatico –, ambientata all’interno di un moderno padiglione a due piani la cui forma si ispira agli antichi arsenali, e la pittoresca Sezione Galleggiante composta da dieci barche tradizionali complete di vele al terzo che in estate vengono issate ogni giorno mostrando i loro colori vivaci e i simboli delle famiglie dei marinai.

Quest’ultime sono ormeggiate nel Porto Canale, che ha una lunga storia.

Cesenatico
Cesenatico – foto d’epoca

Il Porto Canale Leonardesco

Il Porto Canale divide in due il pittoresco centro storico di Cesenatico inoltrandosi per oltre un chilometro tra le case dei pescatori di un tempo e un’animata sfilza di ristorantini di pesce e negozi fino all’estremità del molo di Levante, sul quale si erge il faro, e del molo di Ponente, dove sono situati l’accesso al porto turistico Onda Marina e i capanni da pesca restaurati – antiche strutture simili a palafitte – dove i pescatori si dedicavano all’attività alieutica e riposavano.

Cesenatico, centro storico
Cesenatico, centro storico

La storia del Canale inizia nei primi anni del 1300 quando venne fatto scavare dal comune medievale di Cesena – situata a 14 km dal litorale –, per i suoi traffici commerciali che necessitavano di uno sbocco a mare. Un paio di secoli dopo, nel 1502, Cesare Borgia, duca di Romagna, chiamò Leonardo da Vinci per verificare e migliorare fortificazioni e infrastrutture strategiche del territorio.

Tra queste vi era anche il porto di Cesena di cui l’“architecto et ingegnere” il “6 settembre, a ore 15” disegnò una planimetria e una vista in prospettiva del borgo marinaro su due fogli di un piccolo libretto – noto come Codice L. – le cui copie sono visibili presso la biblioteca comunale di Cesenatico, mentre gli originali si trovano nella Bibliothèque de l’Institut de France di Parigi.

Cesenatico porto canale
©Urbano Sintoni

Si deve a ciò l’appellativo “Leonardesco” dato al Porto Canale, che ricalca le linee dei suoi schizzi soprattutto nel tratto più interno, dove sono ancorate le barche tradizionali e si specchiano il Museo della Marineria, la Casa Museo del poeta Marino Moretti (1885 – 1979) e la statua di Giuseppe Garibaldi, eretta in memoria dell’eroe dei due mondi che insieme ad Anita da qui salpò il 2 agosto 1849 con 12 bragozzi per raggiungere Venezia e combattere gli austriaci (ma, intercettato e costretto a sbarcare dove oggi si trova Porto Garibaldi, non vi arrivò mai).

bragozzo
Bragozzo San Nicolò (navigante), da dx a sin: Bragozzo d’altura, Battana e Lancia. (©Urbano Sintoni)

Sezione galleggiante

La Sezione Galleggiante è una festa per gli occhi in particolare da Pasqua a settembre quando quotidianamente – meteo permettendo – sulle dieci imbarcazioni tradizionali si issano e ammainano le splendide vele al terzo caratterizzate da vividi colori realizzati con le caratteristiche tinte ocra delle terre naturali – giallo, arancio e rosso – e da decori e simboli che rappresentavano l’appartenenza alle diverse famiglie di pescatori.

Decorazioni che nel tempo divennero sempre più elaborate tanto da dar vita a una vera e propria “araldica marinara”. Colori e decori avevano anche una funzione pratica: le imbarcazioni così potevano essere più facilmente avvistate e riconosciute.

Nella Sezione Galleggiante sono rappresentate le diverse tipologie di barche tradizionali utilizzate nell’Alto Adriatico tra la fine dell’800 e la prima metà del ‘900. La parte a monte del canale, delimitata da un ponte, ne ospita otto: due trabaccoli, due bragozzi, una lancia, una paranza, un topo e una battana, ogni tipologia con le sue caratteristiche.

Cesenatico
Da sin a dx: Topo, Lancia (seminascosta), bragozzo d’altura e chiesa di San Giacomo. (©Urbano Sintoni)

I trabaccoli

Le più grandi sono i trabaccoli, armati con due alberi con vele al terzo a volte sormontati da una piccola vela quadra, e un grande fiocco detto “polaccone” sull’asta di prua, mentre il timone è a calùmo, ossia sporgente sotto il galleggiamento per fornire allo scafo, tendenzialmente piatto, un ampio piano di deriva. Sulla prua ampia e ricurva compaiono grandi “occhi” in rilievo, un simbolo magico-religioso conosciuto sin dai tempi più antichi: compare infatti già su un bassorilievo egizio di 4000 anni fa.

Esistono due versioni di trabaccolo: da pesca o “barchetto”, ideale per la pesca a strascico – la più praticata in Adriatico – e da trasporto, più ampio e capiente, una sorta di piccolo veliero che poteva trasportare carichi di ogni tipo, dal carbone ai generi alimentari (spesso esercitando il contrabbando) da un porto all’altro del Mediterraneo.

Ne è un mirabile esempio il trabaccolo da trasporto “Giovanni Pascoli”, lungo 20,50 metri, costruito nel 1936, di cui si possono esplorare l’ampia stiva, la cui capacità di carico è di 150 tonnellate, l’angusta cabina di prua dove riposavano marinai e il mozzo (nella parte più scomoda!) e il relativamente più confortevole locale di poppa, destinato al capitano – il paròn – e al nostromo, dove era situato lo spartano tavolo da carteggio che consisteva in un semplice comò con piano scorrevole.

bragozzo di Cesenatico
Da sin: Paranza, Lancia e Bragozzo d’altura, Battana, Trabaccolo da pesca (barchèt), Bragozzo San Nicolò. (©Gianni Grazia)

I bragozzi

I bragozzi, originari di Chioggia – ottime barche da pesca –, sono lunghe circa 10-11 metri con due alberi armati con vela al terzo e gli scafi a fondo piatto sempre dipinti di nero e riccamente decorati a prua. Per la pesca di più giorni in alto mare si navigava in flottiglia con i bragozzi d’altura, più grandi, che utilizzavano per il trasporto a terra del pescato, il Topo, barca a fondo piatto agile e veloce, lunga da 6 a 10 metri, armata con un solo albero con vela al terzo.

Museo Cesenatico
Il bancone da lavoro e gli attrezzi della “Bottega marconi” che un tempo fin dalla metà dell’Ottocento si affacciava sulla riva di Ponente del porto canale di Cesenatico. Il titolare, detto Fafòn, vi eseguiva riparazioni di piccole barche da pesca, le lance e le battane che dividevano con i barchetti le acque del porto. (©gianni-grazia)

Le battane

La battana – barca semplice ed economica di circa 10 metri con due stelle dipinte a prua, un solo albero con vela al terzo e un polaccone (fiocco) –, era dedita alla piccola pesca costiera, come la Lancia, una barca di 7-8 metri con prua e poppa verticali, un albero armato di vela al terzo e a bordo solo un pescatore e un ragazzo che praticavano anche la pesca a strascico. Conclude la carrellata la Paranza, originaria di Marche e Abruzzo, lunga intorno ai 9 metri e decorata con occhi in rilievo, che deve il nome alla consuetudine di praticare la pesca a strascico in coppia, procedendo “a paro”.

Oltre il ponte sono ormeggiate le altre due barche della Sezione Galleggiante: il Trabaccolo da pesca “Barchet”, del 1925, lungo 13,40 metri, e il bragozzo “San Nicolò” del 1954 lungo 12 metri, che, abilitate alla navigazione, partecipano in estate a uscite dimostrative e ai raduni di barche d’epoca come le trenta barche tradizionali – quasi tutte di proprietà privata – alla quali il Comune di Cesenatico ha riservato un vicino tratto del porto canale trasformandolo così in una variopinta estensione navigante del museo.

Museo di Cesenatico
Due ancore di tipo ammiragliato, databili XVII-XVIII secolo, recuperate da un peschereccio al largo di Rimini. Appartenevano probabilmente a uno o due velieri di grandi dimensioni che facevano scalo nei maggiori porti adriatici come Venezia, Trieste, Ancona. (©Costantino Ferlauto – IBC)

Sezione a terra

Nella luminosa e ampia struttura appositamente costruita per la sezione a terra del Museo l’attenzione è immediatamente catalizzata dalle due imponenti imbarcazioni, complete di vele e attrezzature, poste una accanto all’altra al centro della sala.

La prima è il Trabaccolo da pesca “Cidia”, di 11,30 metri, costruito a Fano nel 1921 utilizzando legno di quercia per chiglia, fasciame e ordinate, e larice per la coperta; la seconda è il Bragozzo “Vigo”, lungo 11,20 metri, costruito a Chioggia nel 1921 in legno di quercia e larice.

Intorno si sviluppa il percorso del piano terra che inizia con la parte dedicata alla “struttura e costruzione”, dove vengono descritti i cantieri – gli squeri –; qui si possono toccare con mano i materiali e conoscere le tecnologie di un tempo, come il carro-leva, dotato di due grandi ruote e senza pianale, noto in Romagna come “caramàt” (carro matto) con cui si trasportavano fino al cantiere i tronchi di minor lunghezza una volta scelto l’albero per la costruzione dell’imbarcazione.

Vi sono anche gli attrezzi di carpenteria navale utilizzati in una bottega ottocentesca – la Bottega Marconi – acquisita in blocco e riallestita dentro al museo e il grande argano da spiaggia in legno, con cui venivano tirate in secco le paranze e le lancette, azionato dagli scalanti (operai non specializzati) pagati per questo lavoro pesante solo con una porzione del pescato meno pregiato.

Si passa poi al tema “Propulsione e governo” con l’evoluzione dell’attrezzatura velica fino agli scafi a motore e un’ampia esposizione di nodi, bozzelli e ancore, da quelle romane alle ancore ammiragliato del 1600 – 1700 fino alle moderne CQR.

Al piano superiore, il percorso espositivo diventa più intimo, narrando attraverso reperti e pannelli esplicativi il rapporto tra l’uomo e il mare, come si svolgeva la vita a bordo degli uomini di mare (ma anche delle donne a terra che dovevano far fruttare i pochi guadagni, badare alla casa e a volte svolgere lavori connessi all’attività alieutica come rammendare o cucire le vele), la pesca e la sua commercializzazione, la navigazione e i suoi pericoli.

(©urbano sintoni)

 

Museo della Marineria

Via Armellini 18, Cesenatico – Tel. 0547 79205 – infomusei@comunecesenatico.fc.it – www.museomarineria.it