La Spezia: dal carbone alla nautica di Corrado Ricci il 31 Mar 2025 Confartigianato ha presentato lo studio di riutilizzo delle aree dell’ex centrale Enel alla Spezia: canale navigabile e darsena utili anche a mettere in sicurezza una vasta area esondabile. La nuova frontiera del distretto nautico della Spezia – dopo la concretizzazione del Miglio Blu che in fregio ai quartieri di levante inanella i cantieri dei superyacht – potrebbe passare dalle aree dismesse dalla centrale a carbone dell’Enel. Questione di canale navigabile, darsena e chiusa (in prossimità di quest’ultima) da realizzare per trasferire yacht e traghetti a circa un chilometro dal mare, creando nuove strutture lungo le sponde in chiave industriale, in continuità con la darsena per il refit già esistente in località Pagliari. Tutto ciò, di per sé funzionale a dare risposta ai bisogni manutentivi montanti, avrebbe tre effetti indotti: bonifica dell’area inquinata; messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico per effetto del deflusso che, in caso di bombe d’acqua, sarebbe garantito dai nuovi corsi artificiali in luogo degli attuali dalla portata esigua; rilancio delle potenzialità edificatorie attualmente imbrigliate dai vincoli indotti dall’area rossa, ossia esondabile, pari a 100.000 mq. Il progetto Ci crede la Confartigianato che ha partorito l’idea avveniristica – che abbraccia complessivamente 270.000 mq (circa 40 campi da calcio) – affidando agli architetti Cristiano Ruggia e Andrea Schiffini l’elaborazione dei primi disegni che muovono dallo studio idraulico dell’ingegner Riccardo Marangoni; tutto ciò confidando nel supporto della Regione e del Comune, quest’ultimo proprietario delle aree cuscinetto tra mare ed ex centrale destinate allo scavo del canale navigabile (lungo 937 metri, largo tra 20 e 37 metri e profondo 4) e alla nuova viabilità per complessivi 2,5 km e alla localizzazione dei capannoni industriali su una superficie di 100.000 mq. Occorrerebbe poi la disponibilità dell’Enel a vendere le proprie aree pari a 524.000 mq (quasi 7 campi da calcio). All’atto della presentazione, l’operazione è stata paragonata a quella della nascita dell’Arsenale della Regia Marina che, dal 1862, innescò lo sviluppo economico del territorio. Ora, sul piano delle aree attingibili, quelle dell’Enel sono le più ambite, al centro di appetiti e visioni (insieme a quelle dell’Arsenale parte delle quali destinate all’approntamento di nuovi moli a servizio delle navi militari e parte oggetto di uno studio per l’espansione del Museo Navale). La società energetica – dove, sull’altare dell’interesse nazionale, ha sparato in aria i fumi da combustione del carbone respirati per oltre 60 anni dagli spezzini – vorrebbe lì giocare una partita green: produzione di pannelli solari, approntamento di mega accumulatori di energia, cittadella dell’idrogeno. L’indotto Ma, secondo Confartigianato, occorrerebbe traguardare obiettivi più ambiziosi sul piano dell’occupazione e delle risposte alla domanda che sale dall’indotto dei cantieri e dagli operatori che curano i trasporti turistici e che, per manutenere i traghetti, devono spingersi in Toscana, a causa della saturazione dei cantieri navali spezzini. “Con un approccio d’insieme si può dare riscontro ai bisogni del tessuto artigianale e dei servizi e generare l’effetto-volano conseguente allo sblocco dell’intoccabilità delle aree rosse” dicono il presidente di Confartigianato Paolo Figoli, il direttore Giuseppe Menchelli e il responsabile per la nautica Nicola Carozza. Hanno incassato, a stretto giro, l’interesse plaudente dei sindacati e del patron del Gruppo Sanlorenzo Massimo Perotti che propone una tempistica a tappe: “Potrebbe essere molto interessante – suggerisce – avviare questo sviluppo in due fasi: da subito (sei mesi) utilizzo delle aree dell’Arsenale; in un momento successivo (3-5 anni) riutilizzo delle aree dell’Enel con il progetto degli architetti Ruggia e Schiffini”. Il sindaco Pierluigi Peracchini, dapprima dimostratosi aperto alle istanze dell’organizzazione di categoria, le ha poi bollate come “semplicemente irrealizzabili” per motivi di costi (non ancora quantificati). Confartigianato ha chiesto al primo cittadino un incontro ulteriore per approfondire con gli uffici tecnici il progetto e dipanare le sue perplessità. Dal canto loro i tecnici spiegano “nessuno si preoccupa in fase ideativa di quanto costi un’infrastruttura o un’opera se ritenuta necessaria come per esempio una galleria o un ponte; questa è un’infrastruttura blu che crea uno sviluppo i cui benefici supererebbero sicuramente i costi”. I rilievi pubblici del primo cittadino sono emersi a margine della presentazione, a 12 anni dall’annuncio dei desiderata (dopo l’aggiudicazione all’asta per 2.185.000 euro di un’area demaniale), dell’operazione coltivata da un gruppo di operatori riuniti nel Consorzio Sinergie Nautiche (Battagli, Motorvela, Nautilus 2001, Matrix, Corte Lotti, Art Sub, Programma Mar e Gruppo Antonini); patrocinati dalla Cna sono pronti ad investire 12 milioni di euro per creare infrastrutture su un’area a margine della darsena di Pagliari. Un’operazione concreta questa. Avveniristica l’altra. “Ci guida l’ottimismo della volontà” dicono i vertici della Confartigianato che hanno già incassato l’interesse di diverse imprese ad insediarsi nella nuova frontiera e guardano con ammirazione all’Olanda e al modello dei Navicelli di Pisa, attentamente studiati. Intanto sulle strade di avvicinamento alla città, in parallelo al nuovo assetto urbano del Miglio Blu, sono spuntati i cartelli con la scritta “La Spezia capitale mondiale della nautica”. Questo articolo ti è piaciuto? Condividilo!